venerdì 29 febbraio 2008

giovedì 28 febbraio 2008

I tempi che corrono

Il pezzo di Massimo Gramellini sulla Stampa è un compendio di sociologia.
La Stampa

Compa'

Io vi conosco. O forse no. Vi conosco come si conosce sé stessi, quindi poco, tutto sommato. Però vi conosco anche come si conoscono gli altri che siete diventati nel frattempo per me. Non eccessivamente altro. Ma quanto basta per vedere difetti e tic che da troppo vicino non riesci a scorgere. Un po' come quando ti guardi in fotografia e ti sorprendi di scoprirti diverso dall'immagine che ti rende lo specchio tutte le mattine, hai presente? No, non è come pensate, non ho messo su la pancia del commendatore. Anzi. Sono decisamente più in forma di quando mi capitava di abbuffarmi alle cene sociali che mi piacciono tuttora ma che ho sempre meno occasione di frequentare. Vi conosco. Quel tanto che basta per avercela con voi. Perché so quanta cultura, quanto pensiero critico, quanta attenzione vera a chi non riesce a soddisfare i propri bisogni, quanta passione autentica, quanta politica davvero altra ci sono nelle cose che fate. Perché alcuni dei luoghi che contro (quasi) tutto e tutti vi ostinate a tenere aperti rappresentano tra le officine culturali più laboriose e avanzate che questo paese possiede. Perché senza di voi le città sarebbero più grigie. Perché senza di voi ad aprire la pista, alcuni temi che magari dopo qualche anno diventano di pubblico dominio non si toccherebbero mai. Perché disobbedire è il primo passo per modificare le cose e voi disobbedite. Perché il vostro anticonformismo è ossigeno sociale. Fino a quando non non lo consumate tutto compiacendovi di rimanere da soli dentro le vostre stanze. Fino a quando disobbedire diventa l'unico passo che siete in grado di muovere. Ecco perché ce l'ho con voi. Perché riuscite come pochi a disperdere un patrimonio rifiutandovi di contaminarlo con qualcosa di buono che pure fuori di voi esiste. Questo post forse non sarebbe nato se l'altro giorno non avessi ricevuto una telefonata a metà: diretta al professionista che sono e proveniente dalle conoscenze maturate quando vi frequentavo. L'obiettivo era darmi la notizia che nella regione nella quale lavoro "ci sarà il simbolo della falce e martello" (il virgolettato è una citazione). E giù contro Rifondazione che rinuncia a bla bla bla. E giù contro i trotskisti - detentori dell'altra falceemartello - che sono settari. Ma come? E il movimento dei movimenti? E le belle parole sulla contaminazione tra diversi? Ecco, in molti, troppi forse, siete fatti così. E di questo passo finirete soli, davanti allo specchio. Anzi in parte lo siete già. Senza neanche qualcuno a fianco che vi possa metter davanti la vostra fotografia, così da vedere particolari che presi dalla routine di tutti i giorni non si scorgono. Soli. Contro tutto ciò che si muove appena fuori dalle vostre coordinate. Soli. Con le verità rigide da contestare ma solo quando non sono le vostre, che non vi rendete neanche conto di quanto le consideriate immodificabili. Con il vostro conformismo speculare a quello di chi contestate. E con il furore, indispensabile per mettere in piedi quello che costruite, ma ostacolo per parlare anche a chi potrebbe ascoltarvi, se solo usaste le parole giuste e foste più disponibili a compromettervi.

mercoledì 27 febbraio 2008

Musica e basta

Venerdì sera, orario variabile, vi farò sapere, il titolare qui torna a fare il wj. Niente monografie, poche chiacchiere. Solo musica. E pure un po' movimentata, che sta tornando primavera. Cliccate sul bottone qui a destra e vi sarà dato.

martedì 26 febbraio 2008

Luoghi comuni

Non ho granché da dire su Sanremo, non avendo neanche visto la serata inaugurale. E anche se l'avessi vista, non credo che scriverei cose che valga la pena leggere perché si potrebbe trovarle sicuramente altrove. Perciò questo post non sarebbe nato se ieri sera, tornato a casa, non avessi trovato la tv sintonizzata sul primo e non avessi visto e sentito Daniele Battaglia cantare. Ora, sulla qualità delle produzioni di Toto Cutugno, Michele Zarrillo Paolo Meneguzzi e via elencando si può dire tuto il male che si vuole. Tranne che non siano espressione di una parte della musica italiana. Ma Daniele Battaglia perché? Quanti tour ha fatto? Quanti demo prima di entrare in uno studio di registrazione da chissa quante centinaia di euro l'ora? Perché Daniele Battaglia sta a Sanremo e i Marlene e Cristina Donà, che pure mi è giunta voce c'hanno provato, con i dischi alle spalle e il pubblico che li segue che hanno, sono stati eliminati prima di partire? Non sono forse espressioni della musica italiana? Ecco. Mi fermo qui, con le domande con cui sono andato a dormire. Che il resto sarebbero luoghi comuni.

sabato 23 febbraio 2008

Un'altra cosa che non farò

Ora confesso un disagio. O meglio svelo un obiettivo che raggiungere dipende solo da me ma che non riesco a centrare. Come uno che pur detestando ogni sigaretta che accende non riesce a smettere di fumare; come chi non sa trattenersi a tavola pur sapendo di aver già ingurgitato una quantità di calorie sufficiente a star bene senza mangiare per i tre giorni successivi. Eccolo: quando mi capita di andare su blog altrui che non ho mai visitato prima, una tra le prime cose che vado a guardare dopo l'ultimo post sono - quando ci sono - le preferenze letterarie e musicali. Così mi faccio un'idea, testo le potenziali affinità. E mi ripropongo di volta in volta di farlo anch'io nel mio blog. Così, per dare una traccia di me, mi dico. Poi, quando mi metto a pensarci sopra, mi vengono in mente tante di quelle cose da portarmi alla rinuncia a farne un elenco. E poi se metti insieme - così, per dire i primi che mi vengono in mente - i Primus e Ludovico Einaudi, i Pixies e i Sigur Ros, Keith Jarrett e i Marlene Kuntz, i Subsonica e Giovanni Allevi, i Jane's addiction e Vinicio Capossela, cosa vuoi che capisca la gente di te? Al massimo che sei schizofrenico. Invece no. Pensateci bene: perché in una biblioteca qualsiasi libro può essere accostato a qualsiasi altro (tranne forse i romanzi harmony, ma lo dico per pregiudizio perché non ricordo d'averne mai letti) e in musica se svari in campi diversi rischi di raccogliere insulti? (qui l'ultimo degli esempi in cui sono incappato)? E' che per quanto mi riguarda, andando avanti con l'età ti rendi conto che è assai difficile mettere recinti alle cose umane come riuscivi a fare nella furia giovanile. Ad esempio: quando cominciò a riscuotere successo con roba tipo Gimme five ed E' qui la festa, io bollai Jovanotti e chi ascoltava la sua musica come scemotti da quattro soldi immersi nella plastica degli anni Ottanta. Poi, col tempo, ho imparato ad apprezzare delle cose di Lorenzo Cherubini, pur non diventandone un fan, prendendo a mia volta la mia dose di critiche. Da poco ho anche scoperto che una persona che mi pare dire cose a volte brillanti e spesso ragionevoli è cresciuta col mito di Jovanotti. Allora penso che alcune vicende sono sempre più complesse di come te le immagini, mentre altre sono infinitamente più semplici degli scenari complicati che ti costruisci. E penso che l'obiettivo di piazzare in bella mostra una lista qui a fianco non l'ho mai raggiunto e non lo raggiungerò mai perché non voglio raggiungerlo. Primo perché dimenticherei tanto, secondo perché riuscirei immediatamente antipatico a qualcuno, meno ad altri e complicato ad altri ancora. Farei quest'effetto a prescindere da ciò che scrivo, penso o faccio. Ma semplicemente perché ascolto e leggo. Starò pure in qualche recinto, ma preferisco che chi viene da queste parti si sforzi di cercare da solo il filo spinato invece di fornirglielo.
Hai da accendere, Akille

Tutto torna

Ho appena scoperto che la colonna sonora di Into the wild è al decimo posto in classifica. Tranquilli, subito sopra ci sono Ramazzotti e Zucchero.

giovedì 21 febbraio 2008

Correre all'indietro

Se uno riesce a superare lo stupore per il riferimento ai processi politici in questa dichiarazione di Bondi e va oltre, capisce come quello che si oppone al Pd aggiungendo una "L", pur largamente favorito, sta rincorrendo l'avversario su tutti i terreni. Quello delle liste pulite e rinnovate è l'ennesimo. Riuscire a guidare stando dietro è difficile, Veltroni ci sta riuscendo.
Corriere

Alternate le targhe

Da queste parti la retorica auto assolutoria dell'antitaliano attecchisce poco. Però la tentazione di cedere è forte quando capisci che i concessionari italiani di una nota casa automobilistica francese, nonostante i roboanti ecoincentivi statali, fanno di tutto per renderti economicamente più conveniente il modello della stessa auto alimentato a diesel rispetto a quelli a metano o gpl: ti ubriacano di cifre, ti dicono che per avere la macchina a carburante pulito occorre attendere mesi mentre l'altro è lì che ti aspetta in magazzino, e tentano di minare le tue convinzioni sul risparmio a lungo termine. Poi dici loro che oltre al lato economico ti interessa anche quello ambientale, sgranano gli occhi e annuiscono come chi è costretto a rassegnarsi a una cosa che non capisce. Ma prima fanno un ultimo tentativo. Questo è il dialogo che segue tra il concessionario (A) e il potenziale acquirente simil-ambientalista (B).
A: Il problema è che quest'auto ha poca autonomia, sui 170 chilometri se si va a metano. E' concepita per il mercato francese.
B: In che senso, scusi?
A: In Francia danno in dotazione una macchinetta che consente di fare il pieno collegandosi alla rete domestica, senza stare a cercare il distributore.
A quel punto B torna a casa, si connette a internet e scopre che questa cosa esiste sul serio. Si chiama Phill e in Italia l'ha introdotta solo la provincia di Bolzano. La tentazione di cedere alla retorica di cui sopra si fa quasi irresistibile. Ma chissà, magari Walter nei dodici provvedimenti che ha detto di avere pronti nel cassetto per il suo primo consiglio dei ministri da presidente, avrà anche inserito quello sugli incentivi per l'utilizzo di Phill.
Alice, Alto Adige, Prima

Lo dico con rispetto

Ma intitolare un circolo del Pd a Barack Obama mi sembra un po' eccessivo.
PdObama

I Rem, ehm


Cari Rem, io sono stato un vostro fan. Tanto da associarvi ad alcuni dei ricordi più belli dei vent'anni. Lo sono stato così tanto tempo fa che ancora oggi quando penso a te, Michael Stipe, la prima immagine che riemerge è quella di un cantante coi capelli lunghi; ho ancora impressa in mente l'intervista nella quale spiegasti la decisione di raderli a zero. Calvizie incipiente? No, che a una rockstar non s'addice. "Mi ero rotto le scatole. Ogni volta che salivo su un autobus o camminavo per strada mi sentivo appiccicati gli occhi della gente", c'era scritto più o meno sul mensile di cui a quel tempo non perdevo un numero. Più o meno perché cito a memoria e sono passati diversi anni. Ma a quell'età certe cose ti si conficcano nella testa e ai simboli dai più importanza di quanta ne meriteranno in futuro. Quindi la citazione dovrebbe essere fedele. Sono stato un vostro fan così tanto tempo fa che quando vi vidi in concerto eravamo così pochi che a dieci metri dal palco si stava larghi. Sono stato, dicevo. L'ultima cosa vostra che ho cantato con convinzione è stata Losing my religion, che ha accompagnato diverse serate avvinazzate di universitari ai primi anni con chitarre al seguito. Quella è stata anche la canzone del botto. Da lì in poi stare larghi a dieci metri dal palco a uno dei vostri concerti sarebbe stato impossibile. E io vi ho perso. Un po' per snobismo, ché quando a vent'anni o giù di lì ti consideri un angry young man e una delle tue band preferite diventa tale anche per milioni di altre persone ti senti privato dell'esclusiva e metti su il broncio. Un po' perché voi non avete detto più niente di nuovo. Mi è capitato di sentire alla radio il vostro ultimo singolo: potrebbe stare indifferentemente nella lista di uno qualsiasi dei vostri ultimi cinque-sei dischi, come accade ai Rolling Stones. Oh, non fate come tanti che se non dici "a" intendono per forza "z": in mezzo ci sono diciannove lettere che suonano ognuna in maniera diversa. Per cui sostenere che Supernatural superserious è uguale a tantissime altre cose che avete fatto negli ultimi quindici anni non equivale a dire che quella canzone fa schifo. No, semplicemente non dice niente di nuovo. Ma se mi capita di ascoltarla in radio non cambio stazione. E se vicino a me c'è mia figlia può darsi pure che le prenda la mano e ci inizi a ballare insieme, ché pure lei ha gusti discreti e la musica buona sta imparando a riconoscerla. Quello che voglio dire è che non era scontato che quella band che contribuì a dare un senso alla definizione di "rock alternativo" finisse per mettersi seduta nel salotto delle star senza rialzarsi più. Lo dimostrano gente come Nick Cave, Marlene Kuntz, Gianni Maroccolo (i primi che mi vengono in mente), che cambiano sempre rimanendo sé stessi, cioè sfidando i luoghi comuni. Ecco, per alcuni la coerenza è una stella polare da adattare alle diverse strade che ci si trova a percorrere di volta in volta. Voi invece l'avete resa il feticcio che la trasforma in zavorra. Ecco perché non verrò a vedere il vostro concerto nonostante passerete molto vicini a casa mia la prossima estate. A meno che non mi venga improvvisamente voglia di entrare in un'immaginaria macchina del tempo per riportare l'orologio indietro di vent'anni. Un po' come si fa a quelle feste "anni ...". dove al posto dei puntini si mette di volta in volta la decade per cui si prova nostalgia. Ma comunque vi ringrazio. Per avermi fatto ascoltare Murmur, Reckoning, Fables of reconstruction, Lifes rich pageant. E Document, che ancora oggi quando lo metto sul lettore mi viene voglia di saltare.
Pitchfork, Wikipedia, foto da Retroweb

mercoledì 20 febbraio 2008

martedì 19 febbraio 2008

Santi, poeti e navigatori

Grazie alla segnalazione di Elisabetta, vi linko il programma di Con il cuore in mano.
Palmetta

Targato Italia

Sebbene li continui a guardare in tralice, ho alleggerito negli anni il peso del pregiudizio contro i gruppi che non cantano nella loro lingua madre. E poi a me i Baustelle non facevano impazzire. Però solo i componenti di un gruppo italiano che canta nella sua lingua possono arrivare a toccare un loro coevo come succede con canzoni come Alfredo e L'uomo del secolo.

venerdì 15 febbraio 2008

A prescindere dal telespettatore

Non voglio stare a menarla sulla questione "tv vecchia-rete nuova" e sulle rispettive professionalità che ci lavorano dentro. Solo che a volte la differenza si mostra in maniera imbarazzante. Ad esempio: su Wikipedia, che si tratti di film o di romanzi, il lettore è bene avvertito che gli si sta per squadernare la trama dell'opera, così se uno ha voglia va fino in fondo, se invece vuole conservare il gusto della sorpresa si ferma. Ieri mi è capitato di seguire al Tgr un pezzo su uno spettacolo teatrale in cui il giornalista ha concluso divulgando urbi et orbi il finale. Chiaramente senza preavviso.
Wikipedia

Quattro parole

Non avendo voglia, tempo e capacità per una critica accorta, mi limito a quattro parole: Into the wild spacca.
Bim

mercoledì 13 febbraio 2008

Compromesso storico

A proposito di questa cosa, ieri sera io e mia moglie, che avevamo parlato nei giorni scorsi dell'argomento ma ci eravamo mantenuti su un piano generale, abbiamo appreso che il nostro travaglio di elettori di sinistra (consumato individualmente e senza influenzarsi più di tanto l'uno con l'altra) ci ha portato alla stessa conclusione, cioè a considerare una cosa che avevamo entrambi trascurato: ci sono due voti a disposizione.

Parziale ripensamento

Rettifico parzialmente quanto detto qui e cosciente di andare contro la corrente maggioritaria metto a verbale di ritenere che, visto lo squallore sessista che domina nei rapporti sociali in ogni angolo del pianeta e visto che a volte i simboli possono risultare anche più utili dei contenuti, una presidente di nome Hillary sarebbe da salutare come cosa buona e giusta. Sì, l'altro è nero e anche in quel caso l'aspetto simbolico non sarebbe da sottovalutare. Però, se è possibile fare una scala, il razzismo oggi mi sembra meno pericoloso dell'altra bestia; il sessismo, appunto. Che si nasconde anche nel doppio fondo di molti ferventi progressisti.

martedì 12 febbraio 2008

Anticipare la moda

Anche io corro da solo. Da anni. Tre volte a settimana, per setto-otto, quando ho tempo anche dieci chilometri.
Repubblica, l'Unità, Reuters

lunedì 11 febbraio 2008

Via gli steccati

I Rem a Umbria Jazz.
Adnkronos

Sotto botta

Tutta politica anche oggi, ma secondo me a Repubblica soffrono di schizofrenia: da un lato pompano perché il Pd corra da solo e si liberi di ciò che sta alla sua sinistra - e ci sta - dall'altro si ostinano ad aggregare nelle tabelle dei sondaggi e nei pezzi di commento il risultato del centrosinistra che non esiste più. La realtà sarà pure difficile, però occorre fare lo sforzo di accettarla.
Repubblica

Occupatooo

Il lato divertente dell'accelerazione impressa dalla crisi del governo Prodi e dalla proclamazione delle elezioni è che quando guardi i movimenti cui sono costretti oggi alcuni politici provi quasi lo stesso imbarazzo di quando entri in un bagno pubblico e c'è già qualcuno dentro che ha dimenticato di chiudere la porta a chiave: Fini voleva fare l'Alleanza per l'Italia e si ritrova catapultato dentro un partito il cui nome è stato deciso (?) in elezioni primarie (?) alle quali né lui né i suoi hanno partecipato; Dini, che a maggio era uno dei 45 saggi del Pd e che fino al 24 gennaio ha votato insieme al centrosinistra, oggi aderisce pienamente Pdl. Almeno Mastella è coerente, per lui è cambiato solo lo scenario: trattava nel bazar dell'Unione e ora lo fa nel suq della libertà.
Corriere della Sera, Adnkronos

Comunicato stampa (post popolare)

Essendosi reso conto della pesantezza del post precedente, il titolare, nell'intento di rendere il suo blog più al passo coi tempi e appetibile al pubblico dichiara: "'Sta sinistra ha rotto, fa l'inciuci co' Berlusconi e passa tutto il tempo a litiga'. E poi in du' anni che ha fatto Prodi? Gnente. Io ale prossime elezioni a vota' non ce vado".
PS: dimenticavo: "Tanto so' tutti uguali"

Scegliere, please

Dice, basta litigi: il Pd con il Pd e l'arcobaleno con l'arcobaleno. Basta ammucchiate e coalizioni eterogenee che paralizzano poi l'azione di governo con estenuanti discussioni. Non fa una piega a sentirli. Ma perché se scelgo la casella dove sta Bersani devo rinunciare a Ferrero? E perché se opto per lo schieramento che di qui a poco (speriamo) sceglierà Vendola come leader, devo negare il mio consenso a quello in cui sta Rosy Bindi? Oppure, mettiamola diversamente: perché se dico Bertinotti sono costretto a trovarmi dalla stessa parte di Diliberto e se invece mi dirigo verso Veltroni mi devo imbattere nella Binetti? E' che per molti - anzi, forse per pochi, diciamo per alcuni - la sinistra che non c'è sarebbe quella che non rinuncerebbe all'orizzonte dell'utopia ma se ne servirebbe come patrimonio genetico per operare qui e ora. Sarebbe quella in grado di riconoscere gli orrori e guardare avanti senza perdere per strada lezioni importanti. Sarebbe quella con la benzina della radicalità nel serbatoio e la lucidità di un riformismo degno di nome al volante. Ecco, magari mettendo insieme i pezzi scompaginati di questo puzzle si potrebbe cogliere il meglio di quello che ci dà quest'epoca in cui i fortunati nati negli Ovest e nei Nord del mondo hanno possibilità molto più ampie di quanto avveniva in passato. Si potrebbero trasformare il cambio di lavoro e la mobilità da drammi personali, come sono oggi per molti, in opportunità. Si potrebbero affrancare gli schiavi alla catena della precarietà evitando di scadere nell'assistenzialismo privo di prospettive. Si potrebbero utilizzare le risorse - che ci sono - per sostenere i soggetti che ne sono in grado nello sviluppo dei propri progetti a prescindere dai santi in paradiso. Si potrebbe garantire a tutti un'esistenza davvero dignitosa e non l'elemosina di qualche centinaio di euro al mese. Si direbbe pensione e si penserebbe alla qualità della vita della gran parte di popolazione che sarà vecchia nei prossimi decenni. Si toglierebbero ambiente e ricerca dalla bacheca dei "vorrei ma non posso" e li si metterebbero nel posto che meritano: al centro dell'agenda di un governo al passo coi tempi. E magari, chissà, si guarderebbe con occhi diversi ai Sud e agli Est del mondo. Basta coi condizionali. La sinistra che non c'è, c'è: divisa in pezzi ma c'è. E per certi versi, ricorrendo a Giovanni Lindo Ferretti, "così vanno le cose, così devono andare". Turarsi il naso e scegliere. In un caso come nell'altro. E consoliamoci se non altro col fatto che le persone che guidano i due pezzi sono il meglio che Pd e arcobaleno esprimono in questo momento.

sabato 9 febbraio 2008

Il Kamasutra di Fini

Qualcuno gli dica di fermarsi, sennò arriva alle elezioni spompato: posizione 1, posizione 2, posizione 3, posizione 4.
Repubblica, Yahoo notizie, Tgcom, Tendenze online

giovedì 7 febbraio 2008

Eclissato

Ho diversa musica lì da parte che attende di essere ascoltata ma sono un po' di giorni che non riesco a staccarmi dall'ultimo dei Subsonica.

Rassegna stampa

Per capire quanto sia azzeccata, ancorché perdente in prima battuta, la mossa di Veltroni di andare da solo alle elezioni, leggete come si agita il suo avversario. Poi, viste le minchiate che si sentono e si leggono in giro, per capire cosa pensa il manifesto - oltre che di Israele in generale - del boicottaggio della fiera del libro di Torino per aver scelto quello stato come paese ospite, andate alla fonte e leggete cosa dice la direttrice del giornale (qui, ma solo da domani, se siete impazienti andate in edicola).
PS: divagazione strettamente personale, dopo quelli di Rodari, il primo libro che ricordo di aver ricevuto in regalo da mio padre, all'epoca iscritto e attivista del Pci, è il Diario di Anna Frank. Alla faccia della sinistra antisemita.
Repubblica, il manifesto

Sommessamente

Ma fare riferimento all'ipotesi di lavarsi quando si sa di dover passare buona parte della giornata in un luogo chiuso con altri sventurati vorrà dire che uno è schiavo del sistema?

La parola Veltroni

Oh, per carità, non è che perché uno naviga in internet e magari aggiorna il suo blog oltre (si spera) a farlo anche per sé stesso, sia più moderno o affidabile di chi non si intrattiene in queste attività. Però a me ha sorpreso un po' constatare a quando risalgono gli ultimi aggiornamenti dei primi tre siti - dopo il primo, che è la biografia su Wikipedia - che compaiono su Google se si digita la parola "Veltroni".
La nuova stagione, Il sindaco di tutti, Partito democratico

mercoledì 6 febbraio 2008

Seguire la scia (post effimero)

Visto che il presidente Usa governa anche noi che non lo votiamo, la moda di schierarsi non è poi così priva di un suo senso, pur lasciando il tempo che trova. Allora, sarà che con l'età si impara ad accontentarsi anche di poco ma qui si pensa grossolanamente di aver già vinto le prossime elezioni statunitensi: Bush non è candidabile e con tutta probabilità vincerà il candidato democratico, Obama o Clinton che sia. E' qualcosa più di niente.

Playlist (quasi) autarchica

C'è molta Italia buona nella musica che passa oggi in radio. A partire dagli Hi Risk Cafè, che hanno appena pubblicato per Anomolo un disco nuovo in cui c'è almeno un pezzo, "La mia concubina", che diventerebbe un hit se solo avesse anche la metà della copertura data a quel Charlie che fa il surf.

martedì 5 febbraio 2008

Nostradamus

Dopo aver preso atto che non ci sono le condizioni per varare la riforma elettorale si andrà a elezioni con i programmi elettorali zeppi di proposte per la riforma elettorale. Il centrosinistra perderà le elezioni ma il Pd sarà il primo partito, la cosa rossa o quello che diventerà, perderà le elezioni e basta. Fini e Casini ricorreranno allo psicanalista: Berlusconi ormai è un incubo più per loro che per gli avversari. Poi ci sarà il referendum elettorale a meno che non si trovi un accordo per fare le riforme. In entrambi i casi e a meno che il referendum fallisca si porrà il problema di andare nuovamente a elezioni. E si aprirà l'era di Veltroni, che sarà riuscito a ritagliarsi un sistema elettorale su misura. Nel frattempo i precari avranno continuato a non accumulare contributi per la pensione che non prenderanno mai, i pensionati al minimo a fare vita grama, l'evasione fiscale sarà tornata di moda, la ricerca sarà rimasta una chimera e l'ambiente un fiore all'occhiello su un abito lercio.

lunedì 4 febbraio 2008

domenica 3 febbraio 2008

Un'orchestra di giocattoli

Alla fine si è optato per la prima opzione e si è ascoltato il disco nei ritagli di tempo concessi dal lavoro. Dell'effetto assuefazione neanche a parlarne, anche perché il cd era da poco in rotazione. Anzi. A sera il concerto è stato godibilissimo, a tratti trascinante, e i pezzi, già buoni da studio, dal vivo guadagnano anche qualcosa. C'era anche Mixo a presentare, che, ho constatato con mia grande meraviglia, essere ricordato più per essere stato una videostar nella Videomusic degli anni Novanta che per aver partecipato alla magica stagione della Radiorai antelucana degli anni Ottanta, quando sbarbati liceali passavano parte della notte ad ascoltare musica che in provincia era difficilissimo reperire. Peccato per il pubblico, decisamente non all'altezza. Sul palco c'erano ...a toys orchestra.

sabato 2 febbraio 2008

Dilemma

In attesa di un concerto, durante il giorno ascoltare i pezzi del gruppo che suonerà la sera o cercare un diversivo per evitare l'effetto assuefazione?