martedì 18 marzo 2008

L'infame

Marco Poggi al G8 di Genova c'era.
Repubblica

1 commento:

silvia ha detto...

C'è anche chi a Genova non ci è andato ma si è trovato in carcere per 48 ore soltanto per aver partecipato ad una manifestazione in sostegno di un amico, accusato ingiustamente di anarcoinsurrezionalismo, e a cui è toccato vivere un G8 romano, con tanto di angherie e torture incluse. C'è chi quel giorno a Roma è uscito dalla fermata della metro e si è trovato di fronte alla carica della polizia ed ha pensato "non corro, cammino, perchè non ho nulla da temere". Sbagliato, almeno per uno di quei poliziotti che l'ha vista con la coda dell'occhio e si è fermato urlando "tu c'eri, hai lanciato una bomba carta contro il nostro plotone, monta sulla stazione mobile". Da qui, l'incubo. Visto che appena arrivi su uno di questi mezzi, non avendo idea di come ti devi comportare, non ti viene in mente di sederti, ma non c'è problema perchè, quando il manganello ti arriva dietro le ginocchia, allora quelle gambe che ti tenevano in piedi, cedono per forza. C'è anche chi, in quello stesso momento, ha pensato di entrare in una pasticceria per scappare alla carica e si è visto dire dal proprietario "nasconditi qui, sotto il bancone" e l'ha scampata per questo. Mentre c'è stato chi quella fortuna non ha fatto in tempo ad averla e si è sentito prendere per i capelli e trascinare nelle auto blindate. E c'è chi queste sensazioni se le è sentite raccontare ed ha pensato che al posto loro poteva esserci anche lei e non ci è stata soltanto per una coincidenza. Ma nonostante tutto, era come starci la', quando senti la tua amica, una fata vestita di rosa, accusata di aver lanciato una bomba carta, che tra parentesi non sa neanche come è fatta, essere stata consolata da un trans per tutta la notte, in cella con lei. Così come quando senti la madre che ti chiama, convinta che sua figlia sia morta dato che non la sente da due giorni. Oppure quando i ragazzi ti dicono di essere stati umiliati, nudi, costretti a fare flessioni dopo essersi visti strappare i piercing dalle guance, dalle sopracciglia e dalla pancia, insieme ad un mondo che quel buco ti aveva portato a volerlo "anima e core", mentre il sottofondo è quello delle risate di chi diventa il carnefice e si spaccia per il difensore. Era come esserci stata quando si trema per la paura e più sono grandi i brividi più si viene percossi perchè considerati conigli. E' come esserci stata anche quando è un biglietto timbrato della metro a salvarti la vita perchè dimostra che tu, a quell'ora, non potevi partecipare alla manifestazione perchè eri ancora in stazione. E' come esserci stata perchè di fronte a questi fatti ti viene in mente che potrebbe capitare anche a te, ogni giorno, in qualsiasi momento e soltanto per aver scelto di essere là a manifestare il tuo pensiero, a Roma come Genova, ed essere considerato colpevole a priori, soltanto per questo.