Diceva il Gr ieri mattina che era il discorso più atteso della stagione politica. Poi lui - quello che il discorso doveva farlo - arriva e parla di ambiente, generazioni, riduzione delle differenze sociali, valorizzazione delle energie più dinamiche a prescindere da quale sia il ceto di nascita. Niente di rivoluzionario, per carità, ché non è tempo di rivoluzioni. Tutte cose normali a dirsi - magari più difficili a farsi e questo ci sarà tempo per constatarlo. Tanto normali che era tanto in Italia che qualcuno non le metteva in fila così. Tanto normali che i marziani che hanno ridotto la dialettica politica a lite tra famelici dirimpettai hanno preferito non assistere di persona o commentare col fastidio di chi ha appena preso un pestone ai piedi; bene, marcare le distanze aiuta chi osserva a capire. Tanto normali - qualcuna anche banale, a dire il vero - che nel delirio quotidiano in cui si vive sembrano straordinarie. Se questo è un bene o un male poi, fate voi.
Repubblica.it
giovedì 28 giugno 2007
mercoledì 27 giugno 2007
Ascoltando un discorso di investitura politica
M'è riemersa una riflessione che avevo soppresso: ma se i governi devono essere messi in grado di governare punto-e-basta, salvo poi ripresentarsi alle elezioni dopo cinque anni, qual è la funzione dei parlamenti? Non è una provocazione, è proprio una domanda. Fatta da uno che pensa di rendersi conto dell'importanza di poter gestire le cose - governare, appunto - senza esser costretti a schivare continuamente i bastoni che vengono gettati fra le gambe. Però, come dire, anche la rappresentanza vuole la sua parte.
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