mercoledì 16 aprile 2014

Il Running act di Renzi

Altro che riforme istituzionali e del mercato del lavoro, il vero cambiamento strutturale che Matteo Renzi intende mettere in campo è il Running Act. Il premier lo spiega così: «Siamo un paese a forma di stivale, è ora che ci mettiamo in moto per spiccare il salto decisivo che ci consenta di oltrepassare la penisola iberica e affacciarci direttamente sull'Atlantico. Solo così potremo andare a prendere la ripresa economica dove è già in atto: negli Stati Uniti». Uno dei suoi più stretti collaboratori gli ha fatto notare che con le scarpe si cammina sì, ma nell'oceano è necessario nuotare. Renzi ha replicato che non si è mai vista una scarpa affondare e che l'artigianato made in Italy è in grado di produrre manufatti all'altezza. «Al limite arriveremo dall'altra parte un po' malridotti, ma quello è un paese che offre infinite opportunità - ha detto il premier mentre addentava una fiorentina dopo averla fotografata e postata su Instagram -. Ti dicono niente i nomi di De Niro, Scorsese, Di Caprio?, tutta gente i cui nonni e bisnonni italiani sono andati là con le pezze al culo e che ora fanno fortuna. Noi invece arriveremo indossando una Tod's, e scusate se e poco». Per mettersi in cammino alla velocità che compete però, è necessario superare vecchie abitudini e incrostazioni ideologiche. Per questo è pronto un disegno di legge imperniato sui seguenti provvedimenti.

Abolizione delle preposizioni. Le preposizioni, non solo quelle articolate ma anche le semplici, sono considerate un inutile appesantimento dei discorsi che non consente di arrivare a rapide conclusioni. Renzi ha spiegato il concetto in Consiglio dei ministri senza parlare, con un semplice tweet riprodotto su una lavagna luminosa: «Che senso ha dire "la ruota della fortuna" quando posso dire "la ruota fortuna"? Mi si comprende lo stesso e risparmio cinque caratteri». A D'Alema, che ha scritto un lungo saggio sulla rivista della Fondazione Italianieuropei per perorare il salvataggio della particella "da", Renzi ha replicato così su Facebook: «Questo è conflitto d'interessi: ti chiamereno Lema, fattene una ragione, tutti siamo tenuti a rinunciare a qualcosa».

Eliminazione dello "stop" dal codice della strada. «Resta la precedenza, che è più che sufficiente e consente di rimanere in movimento», ha detto il premier. «E in prossimità dei passaggi a livello?», ha fatto notare Cuperlo. «Lì manderemo avanti te», ha risposto Renzi.

Cancellazione del contratto nazionale di lavoro. Mai più riunioni pletoriche e trattative tra parti sociali. Ci si recherà al lavoro solo se si riceverà nottetempo un apposito sms, altrimenti si rimarrà a casa. La sinistra del Pd proponeva almeno una telefonata. «Dobbiamo abbattere i costi delle imprese», ha replicato il premier.

Abolizione della filosofia dai programmi scolastici. «Tesi e antitesi, quando si sa già che si arriverà alla sintesi?, ma per piacere», ha detto Renzi in videochat con i tifosi della Fiorentina. Fassina, della sinistra del Pd, è andato su tutte le furie. In un'intervista all'Unità ha spiegato che «la filosofia non si può cancellare perché era l'unica materia nella quale prendevo la sufficienza al liceo». Pronta la replica del premier: «Stai sereno, ho saputo dal tuo prof di italiano che avevi cinque e mezzo e ora è disposto a portartelo a sei, così una sufficienza la spunti comunque».

Istituzione della Giornata per l'eiaculazione precoce. Non ha senso perdere tempo in preliminari e poi rimanere appiccicati per chissà quanto tempo durante l'atto sessuale. Chi assolve ai propri doveri coniugali più velocemente possibile va incentivato e portato a esempio poiché gli rimane tempo per fare altro, è la tesi. Inoltre, così si stimolano le donne a fare da sé ed emanciparsi ulteriormente. Dura la presa di posizione di Civati, che in segno di protesta ha posato senza veli in copertina su "Vanity Fair": «A me scopare piace». La replica di Renzi non si è fatta attendere ed è arrivata su "Chi": «Continua, tanto la politica non fa per te».

martedì 1 aprile 2014

Lavoro, la bozza di riforma

Nei giorni scorsi un'auto sospetta è stata fermata da una pattuglia di carabinieri nei pressi di Palazzo Chigi. Nel bagagliaio sono stati rinvenuti attrezzi da scasso che le persone a bordo hanno giustificato così: «Stiamo andando dal premier con gli utensili per aprire il mercato del lavoro». Alla richiesta di delucidazioni da parte dei militari, il conducente della vettura ha mostrato un pass sul quale era impresso il simbolo di Twitter in ceralacca e una "Bozza di riforma del mercato del lavoro" con in calce le firme di prestigiosi imprenditori ed economisti. Alla vista di tali prove inoppugnabili, i carabinieri hanno fatto passare l'auto non prima di aver fatto una copia della bozza per metterla a verbale. Eccone il contenuto.

Contratto a tempo Va superata la vecchia formula dell'indicazione della durata temporale del contratto. Per contratto a tempo si intende che si lavora a seconda delle condizioni meteo che datore e lavoratore liberamente concorderanno. Così ci saranno contratti che stabiliscono che il lavoratore sarà tenuto a prestare la propria opera nei giorni di sole e a restare a casa in quelli di pioggia o viceversa. Nei mesi in cui il lavoratore è costretto dalle condizioni meteo a restare a casa per più di dieci giorni, perde il diritto ad essere retribuito. Qualora le necessità di mercato lo rendessero necessario, il lavoratore potrebbe essere chiamato ad operare per modificare le condizioni meteo avverse e, laddove non vi riuscisse, ciò costituirebbe una buona causa per il suo licenziamento.

Diritto di recesso Come spiega la parola stessa, il datore dà il lavoro, il resto sono cazzi del dipendente. Così, tenuto conto del fatto che il buon andamento dell'impresa (e quindi anche il benessere delle maestranze) dipende in massima parte dall'umore di chi il lavoro lo dà, vanno previste una serie di circostanze al verificarsi delle quali il datore può far valere il diritto di recedere dal contratto stipulato in maniera istantanea e senza condizioni. A titolo esemplificativo, se ne elencano qui alcune: riacutizzarsi improvviso dell'infiammazione delle emorroidi; indisponibilità della moglie a concedersi al rapporto sessuale (questa condizione vale anche nel caso in cui sia la moglie del dipendente a rifiutarsi di concedersi al datore di lavoro del marito); digestione lenta; scarso profitto scolastico dei rampolli di famiglia; sconfitta nella partita a tennis della domenica (vale solo per il lunedì); cattivo stato di salute del cane; scheggiatura di uno o più nani da giardino.

Partecipazione dei lavoratori all'impresa Per fare in modo che i dipendenti si sentano parte integrante dell'azienda per la quale lavorano, all'atto dell'assunzione è fatto obbligo di versare una cifra minima di diecimila euro i quali non verranno utilizzati per acquistare quote, ma soltanto per dimostrare la buona predisposizione verso chi è stato così magnanimo da procedere ad un'assunzione.

Selezione del personale Per adeguare gli standard di produttività dell'Italia a quelli della media europea, verranno introdotte nuove prove di selezione per le diverse mansioni. Ciò al fine di dotare le aziende di personale altamente qualificato. A titolo esemplificativo: ai magazzinieri verrà chiesto di stoccare la merce mentre si illustrano ai colleghi i tre principi della termodinamica; agli apprendisti macellai di insaccare le salsicce recitando l'Amleto di Shakespeare in lingua originale; ai commessi di supermercato di saper intrattenere i clienti spiegando il passaggio dall'età repubblicana a quella imperiale nell'Antica Roma mentre cambiano il rotolo di carta del registratore di cassa.

Incentivi per la green economy Al fine di combattere l'inquinamento atmosferico dovuto al consumo di carburante, i dipendenti che volontariamente, a loro spese e con i loro mezzi si renderanno disponibili ad accompagnare il datore di lavoro nei suoi viaggi (anche di piacere), avranno il posto assicurato per il mese successivo.

martedì 4 marzo 2014

Grillini dissidenti sui vagoni piombati

Le espulsioni a ripetizione stanno offuscando l'immagine del Movimento 5 Stelle. Per questo Grillo e Casaleggio, dopo una riunione ristretta con i principali collaboratori - un iPhone 5S, un termostato wireless che consente di regolare la temperatura di casa attraverso la rete, un Salvavita Beghelli di ultima generazione collegato in videoconferenza e un vecchio Commodore 64 da cui Casaleggio non si è mai separato - stanno pensando di cambiare strategia. I dissidenti non verranno più cacciati ma sottoposti a un corso di rieducazione in una località segreta che, per dare uno schiaffo alla Casta e risparmiare sui rimborsi, i parlamentari raggiungeranno in gruppo su vagoni piombati.

Al centro delle lezioni ci sarà l'insegnamento del sistema binario, quello su cui, secondo uno studio del professor Circuito Chiuso, consulente che gode di un grande ascendente su Grillo e Casaleggio, i dissidenti difettano di più. Il professor Chiuso da tempo non rilascia interviste ma la sua teoria è racchiusa nella sua opera più riuscita: "Rete o barbarie". Si tratta di centocinquanta tweet scritti a cavallo tra l'anno dodicesimo e tredicesimo dell'avvento del web (Chiuso non adotta il normale calendario gregoriano).

«Il Movimento 5 Stelle - è scritto al diciassettesimo tweet - si fonda su un sistema binario composto dalla coppia di parole "fanculo" e "stronzi"». Ciò significa, come si capisce anche dall'osservazione dei grillini ortodossi, che in quel binomio si racchiudono le possibilità degli esponenti 5 Stelle di comunicare col mondo. Appare di un'evidenza solare quindi, come spiega lo stesso Chiuso in una delle sue rare interviste, rilasciata alla rivista on line "Codice a barre", che «i Cinque stelle non possono parlare tra loro, se non offendendosi. Per questo il dialogo è consentito, attraverso l'uso esclusivo del sistema binario, solo con gli esterni al movimento. Chi infrange questa regola mette a rischio la sopravvivenza stessa dei 5 Stelle».

L'altra questione che sarà posta al centro delle sedute di rieducazione è di natura contrattuale. Lo spiega Ius Primaenoctis, giurista di riferimento di Grillo e Casaleggio per le riforme costituzionali e non solo, in un articolo che verrà pubblicato nel prossimo numero del trimestrale "Tornare al feudalesimo". «È strano - scrive uno stupito Primaenoctis - che i dissidenti non abbiano ancora capito l'essenza profonda del Movimento, in cui non si entra ma si è assunti. Il 5 Stelle, come spiega lo stesso nome, è assimilabile a un albergo: Grillo e Casaleggio sono gli ospiti e i parlamentari i camerieri. Avete mai visto - conclude il giurista - un cameriere dissentire col cliente, per di più in un albergo a Cinque Stelle?».

Il primo gruppo di rieducandi (una decina di persone circa), partirà a breve. Tra loro una giovane deputata mamma che dopo mesi che non rivolgeva la parola al figlioletto, gli si è accostata sussurrando le parole «Amore mio». È stata denunciata per violazione del codice binario da un collega con cui stava parlando via Skype. La stessa sorte toccata a un cinquantacinquenne senatore che parlava con la moglie al cellulare a cui, poiché la linea era disturbata, è scappato un «non sento niente». Salvo, per il momento, l'ex capogruppo al Senato Vito Crimi: addormentatosi durante una seduta parlamentare si è risvegliato, ha guardato l'orologio e ha esclamato: «Quant'è tardi». Il fatto che abbia aggiunto «cazzo» al termine della frase, rendendola più in linea col movimento, gli ha risparmiato le sedute previste per gli altri.

martedì 18 febbraio 2014

Le consultazioni di Renzi

Ore febbrili per il futuro presidente del Consiglio in vista del conferimento dell'incarico. Matteo Renzi punta a giurare con il nuovo Governo entro la settimana prossima, anche perché poi per la Fiorentina si apre un ciclo terribile che il premier in pectore intende seguire in prima persona, anche andando con la squadra in trasferta.

In questi giorni di consultazioni, dopo aver visto ripetutamente Diego Della Valle (che punta a guadagnare, oltre al ruolo di consigliere politico, anche quello di look manager del futuro inquilino di Palazzo Chigi), Renzi ha fissato appuntamenti con i fratelli Righeira, Mal dei Primitives, Flavio Briatore, Massimo Ciavarro, Ken di Barbie e il padre e la madre di Peppa Pig. Raffaella Fico, invitata, ha fatto sapere che verrà solo se Seedorf darà un permesso a Balotelli per accudire la figlia Pia. Il tema all'ordine del giorno degli incontri sarà lo stesso: come risollevare le sorti dell'Italia a partire dalle eccellenze del Paese: sole, pizza e mandolino.

Nulla trapela sul programma, ma proprio su questo potrebbe esserci il primo, forte segno di discontinuità che Renzi vuole imprimere. «Probabilmente il programma non ci sarà - fa sapere uno dei più stretti collaboratori di Renzi - il programma è una cosa da prima Repubblica, meglio non avere vincoli e affrontare la realtà per come si presenta giorno per giorno. E poi una volta che hai un programma spunta sempre qualche rompicoglioni che ti chiede di rispettarlo, noi vogliamo essere liberi di sperimentare forme nuove di gestione del potere, anche perché è questo che vogliono gli elettori».

Renzi è convinto che bisogna fare presto e che occorre dare agli italiani il senso di un cambiamento di marcia. Per questo si sta allenando per dimostrare di essere in grado di scrivere almeno quattro tweet al minuto mentre, nell'ordine: telefona per ordinare la pizza, fa un cenno d'assenso a caso alla segretaria, gioca a ruzzle e chatta su Facebook con un suo vecchio amico delle medie che l'ha sempre seguito in questi anni, Cosimo Sopportante.

La difficoltà del lavoro di queste ore è data anche dal numero di richieste che stanno arrivando sul tavolo del futuro presidente. Di queste, pare che Renzi ne stia seriamente prendendo in considerazione alcune: la depenalizzazione del reato di evasione fiscale, che diventerebbe peccato veniale («con tre padrenostri e quattro avemaria ce la si potrebbe cavare e ricominciare a investire per muovere l'economia», dice un illustre giurista che sta coadiuvando lo staff renziano); la possibilità di avere più account Facebook intestati alla stessa persona («Matteo è molto sensibile su questo, la sua ambizione smisurata non è possibile contenerla in un unico profilo», confida Apple Ram Tablet, guru indiano dell'informatica cui si è affidato Renzi); e, infine, degli incentivi, anche a fondo perduto, a chi trova dei foulard decenti da far indossare a Della Valle.

venerdì 14 febbraio 2014

Parlamentaristi presidenziali

Le voci scandalizzate che rimbalzano da ore lamentando che l'Italia si appresta ad avere il terzo presidente del Consiglio non eletto dal popolo sono prive di fondamento. E una vacuità, pure reiterata, resta tale. L'Italia è una repubblica parlamentare in cui si diventa presidente del Consiglio se si ottiene la fiducia di Camera e Senato. È vero che ormai siamo abituati a un utilizzo a spanne del vocabolario: si chiamano riforme norme che ci riportano indietro di un secolo, si urla al golpe anche quando viene sostituito il nostro centravanti preferito, così per fare due esempi. Ma lo scandalo, nel nostro caso, sarebbe l'insediamento di un presidente senza fiducia parlamentare. Non è stato il caso di Monti né quello di Letta, né si vedono rischi del genere per l'immediato futuro. Il fatto poi che le voci scandalizzate provengano in queste ore anche da anti-presidenzialisti convinti rende la questione surreale: si lamenta il mancato rispetto di una procedura da repubblica presidenziale pur essendo noi una repubblica parlamentare (e per giunta volendolo rimanere). Succede perché dietro quelle voci scandalizzate è mascherata l'irritazione verso Renzi. Ora, qui non si è renziani. E proprio per questo si pensa che c'è la necessità di individuare i problemi e affrontarli per quello che sono. L'Italia in cui vince Renzi è quella di un "tanto al chilo", delle questioni da affrontare tutto e subito, delle priorità che cambiano nel giro di un paio d'ore, del "che due palle" quando si discute appena un po'. Ecco, andare al punto delle questioni è già un'operazione di igiene sociale. Renzi è criticabile da molti punti di vista, perfino per le camicie che indossa, palesemente inadatte a un ragazzotto che tende al rotondetto. Per favore però, non critichiamo i percorsi a seconda di chi li fa. L'Italia che ci piacerebbe di più ha bisogno anche di un po' più di onestà intellettuale.

giovedì 13 febbraio 2014

Due leggi, due destini e noi al Truman show

La distanza la misuri dai particolari. Negli otto anni in cui è stata in vigore prima di diventare incostituzionale, la famigerata legge Fini-Giovanardi ha fatto danni incommensurabili nel vero senso della parola: difficili da misurare. Senza la Fini-Giovanardi, per dirne una che rende bene l'idea, forse Stefano Cucchi sarebbe ancora in vita. Quella norma è coetanea della legge elettorale scaturita (stavo per scrivere pensata, ma mi è parso troppo) da Calderoli: anch'essa dichiarata incostituzionale dopo essere stata utilizzata per eleggere tre Parlamenti.

Delle due norme una, quella che porta a fasi alterne il nome di Porcellum o di Calderoli (strano, eppure non sono sinonimi!) è stata (ed è tuttora) oggetto di un dibattito sfibrante; la sua modifica è stata posta come priorità in cima all'agenda di diversi governi e il capo dello Stato l'ha indicata a imperitura memoria come un ostacolo da superare prima di arrivare a nuove elezioni. L'altra, quella sulle droghe, ha continuato sordamente a mietere drammi mentre solo encomiabili ma pressoché insignificanti minoranze ne denunciavano l'impianto medievale.

Ora: la composizione dei tre Parlamenti che sono stati eletti con la Calderoli (o Porcellum) non sarebbe stata tanto diversa anche con la legge elettorale più bella del mondo. (O davvero qualcuno vuol farci credere che chi ce li ha portati col Porcellum non avrebbe trovato il modo di imbucare lo stesso i Razzi, gli Scilipoti e tutti gli (s)conosciuti peones che popolano la fauna di Montecitorio e Palazzo Madama?). Mentre per migliaia di individui sbattuti in galera grazie alla legge Fini-Giovanardi la vita sarebbe stata diversa senza quella norma che ha continuato ineffabilmente a portare il nome dei due giganti del pensiero da cui è stata partorita, senza che nessuno si sforzasse almeno di trovarle un aggettivo adeguato, che so?, Mortiferum ad esempio. Una mancanza questa, che denota il cono d'ombra in cui è entrata quella legge indecente.

Ed è proprio il cono d'ombra il nocciolo della questione. In nessuno dei Parlamenti che si sono succeduti dal giorno del varo della Fini-Giovanardi si è trovata una maggioranza in grado di dire che quella norma era una maledizione, che andava cassata. Non c'è stata pressione dell'opinione pubblica. Nessuno si è preso la responsabilità di dire che in galera stavano finendo persone che non dovevano andarci. Il dibattito pubblico - costituito dalle ciarle quotidiane dei giornali, dei talk show, delle cazzate al bar e delle menate varie - si è tenuto cautamente e forse inconsapevolmente lontano da una scempiaggine insostenibile che pure stava scavando ferite incancellabili nella carne viva di migliaia di persone. 

Il che dimostra la lontananza dal mondo reale. Dei politici, certo. Ma anche di noi. Di tutti noi che non ci curiamo delle cose reali. Che stiamo dietro al dibattito pubblico scandito dalle ciarle quotidiane e votiamo orientati da liti epocali su questioni di una pochezza esasperante (maggioritario o proporzionale? Letta o Renzi? Ncd o FI? E Silvio? che fa Silvio?), mentre la realtà scava profondo. E noi, queruli, ce ne fottiamo fottendoci da noi. Convinti di stare nel reale, mentre stiamo dentro al Truman show.

sabato 8 febbraio 2014

Il lavoro c'è, basta saperlo cercare

Un interessante saggio dal titolo “Se cerchi bene il lavoro si trova” è stato pubblicato da un gruppo di studiosi dell'Università di Antiquitas. Lo staff di autori è costituito da economisti di area lefebvriana, noti per gli studi che hanno portato alla rivalutazione della servitù della gleba e per le acute analisi sul sistema delle caste in India. Coordinatore dei lavori è stato il docente italo-americano Libero Market Oriented, diventato famoso per aver dato alle stampe il fortunato pampleth “Se proprio avete tutto questo bisogno di lavorare fatelo gratis”.

Nello studio si sostiene che la disoccupazione è sostanzialmente dovuta a tre tipi di fattori: di sistema, individuali e circostanziali. Nel primo gruppo rientra la mancanza di collegamento tra istruzione e mondo del lavoro: «Fino a quando nelle Università non si forniranno solide basi in materie fondamentali come evasione fiscale e corruzione, che rappresentano ormai elementi imprescindibili della nostra economia, avremo giovani laureati di cui il mercato non saprà cosa fare», si legge nella pubblicazione. Al secondo gruppo di fattori è riconducibile l'attività dei singoli: «Ci si approccia al lavoro seguendo vecchie categorie – sostengono i ricercatori di Antiquitas – mentre il mercato è in continua evoluzione e in ogni periodo storico si è assistito all'emergere di nuove figure professionali: gli accenditori di roghi durante l'Inquisizione, le cavie umane quando c'è stata penuria di quelle animali, gli stuccatori della Santanché oggi, solo per fare tre esempi. Il mondo è pieno di opportunità – è la conclusione – basta saperle cogliere». Il terzo gruppo di fattori, definiti circostanziali, la ricerca lo spiega in un capitolo appositamente dedicato dal titolo: “Se nasci morto di fame che cazzo vuoi dalla vita?”.

La bontà dello studio è dovuta al fatto che all'impianto teorico gli autori hanno fatto seguire una sezione pratica in cui vengono elencate una serie di mansioni che il mercato oggi richiede ma che per una serie di distorsioni definite «anacronistiche» dagli autori, non vengono prese in considerazione. Si tratta insomma di un'agile guida per chi è alla ricerca di lavoro di cui qui possiamo fornire brevi stralci a titolo esemplificativo:

Scaldatore: figura millenaria, è tornata oggi in voga grazie al fatto che molte famiglie non possono permettersi di portare l'abitazione a temperature decenti con i tradizionali termosifoni a causa del proibitivo costo del gas. Lo scaldatore assolve la sua funzione seguendo le orme del bue e dell'asinello che vennero portati sul luogo della nascita di Gesù. A differenza di essi però, si fa pagare. Rivolgendosi a una clientela a redditi bassi, le tariffe dovranno essere contenute. Il guadagno può essere però incrementato svolgendo servizio presso nuclei numerosi, o comunque ammassando più persone possibile nella stessa stanza e dirigendo verso di loro il proprio alito chiedendo in cambio una quota una quota pro-capite.

Coniatore di insulti: il dibattito pubblico ha raggiunto livelli tali da rendere inefficaci quelli che una volta erano considerati epiteti memorabili: boia, pompinara, merda sono ormai definizioni inflazionate, non sorprendono più a causa del largo uso che se ne fa. La cosa preoccupa i parlamentari, che hanno così cominciato ad avvalersi di consulenti ad hoc. Il coniatore di insulti è ben pagato, ma per svolgere una funzione del genere occorre un mix di creatività e cultura non certo alla portata di tutti. La selezione è durissima. L'ultimo che è riuscito ad aggiudicarsi un contratto di collaborazione a tempo determinato è stato un neolaureato in Scienze della comunicazione di Treviso che ha postato su Facebook il seguente insulto: «A giudicare dalla foto che hai messo sul tuo profilo sembri il frutto di un rapporto sessuale tra Giovanardi e la marmitta di una Fiat Duna mentre Michaela Biancofiore e Paola Taverna guardavano a turno dal buco della serratura e quest'ultima riferiva tutto a Beppe Grillo collegato in chat».

Falsificatore di bilanci: purtroppo, non essendo ancora stati istituiti corsi di laurea appositi, è un mestiere che si impara sul campo in maniera rigorosamente non retribuita. Va detto però che i sacrifici di una lunga gavetta vengono ampiamente ripagati. In genere si è pronti a entrare nel giro che conta quando si abbandona il tetto coniugale in seguito alla nascita del primogenito urlando: «Questo poppante è un parassita, ho speso più per lui in tre mesi di latte artificiale che nella mia vita di contribuente».

A questi esempi la pubblicazione degli economisti di Antiquitas ne fa seguire molti altri: rullatore di canne per rockstar pigre, arruolatore di fedeli per sette religiose, sostituto del cane cercatore di tartufi, corruttore di agenti della Guardia di finanza, per fare alcuni esempi. Chi fosse interessato all'acquisto, può inviare un bonifico all'Università di Antiquitas mediante l'apposito sito www.riconvertitestesso.com e attendere che il materiale arrivi a casa sperando di non essere incappato in una truffa.

lunedì 27 gennaio 2014

Il sollievo rischioso di Giornate come questa

In diversi impallinano le giornate come quella della Memoria vestendo i panni dei politicamente scorretti allergici alla retorica, loro che la sanno lunga. Altri oggi mostreranno il labbro tremulo e l'occhio umido; salvo poi alla mezzanotte, quando la giornata della Memoria sarà ufficialmente chiusa, serrare l'uscio dopo esser rientrati nell'ovile di sempre. A vedere i secondi si rischia di cadere nella tentazione di schierarsi con i primi. Ma è una sensazione che dura poco. Perché sì, la memoria è imprescindibile. A patto però che non sia corta; a patto che non si ricordi per secondi fini; a patto che a furia di ricordare non ci si dimentichi che si vive qui e ora.

Perché il rischio di giornate come questa è la comodità di rievocare, per condannarlo, un abisso del quale non ci sentiamo responsabili: non c'eravamo, non siamo mai stati fascisti, men che meno nazisti, e gli ebrei non ci stanno antipatici. Ricordiamo insomma un'atrocità commessa da altri. E questo ci conferma per converso quanto noi invece siamo buoni. È come se dietro i fili spinati dei campi di concentramento fosse rimasta contenuta tutta la barbarie di cui l'umanità è capace. E ciò ci solleva. Ma questa è una memoria distorta, una medicina che aggrava il male invece di curarlo.

È un rischio che si corre (o un sollievo che ci si dà) tenendo l'obiettivo fisso sulle atrocità commesse decenni fa.

Allora l'obiettivo va allargato. Chiedendosi come si possa essere arrivati a quell'abominio. Come si arriva agli abomini che la storia ci continua a mostrare. Insomma: le camere a gas dei nazisti, le pulizie etniche viste un paio di decenni fa a portata di binocolo da noi - nell'ex Jugoslavia - e i tanti altri luoghi di sacrificio umano nel mondo, sono un punto d'arrivo al quale ne corrisponde uno di partenza. A unirli c'è un percorso che è stato fatto, a volte inconsapevolmente. Si comincia - dicono quelli che studiano fenomeni di questo tipo - da un lato con la spersonalizzazione delle future vittime, e dall'altro con l'evidenziare presunti meriti non riconosciuti o altrettanto presunte vessazioni ai danni dei futuri carnefici. Il tutto in un crescendo verso l'abisso fatto di inoculazioni di paura, infarcito di luoghi comuni infondati che assumono la forma di provvedimenti legislativi, fino ad arrivare alla paranoia spinta.

E qui veniamo al nostro oggi. Non c'è rischio di camere a gas, né di vagoni piombati, ovvio. C'è però una fetta di popolazione inedita. Per decenni, nell'Italia dal dopoguerra agli anni Ottanta, gli altri sono stati le famiglie numerose e per questo povere, i matti del villaggio, qualche orfano, le puttane e i loro figli, i meridionali al nord. Diversi, ma non poi così tanto. Soprattutto, non una categoria in senso sociale. Poi sono arrivati altri ancora: i badanti, i pulitori, i venditori di rose, quelli che al semaforo chiedono spiccioli; o ancora: i trasportatori, i magazzinieri, gli operai del turno di notte che magari vediamo di meno. Sono una categoria sociale: gli immigrati. E sono considerati, scandalizzatevi quanto volete, un po' meno umani degli italiani di nascita. Tanto che ci si chiede se debbano avere accesso, come gli italiani, alle case popolari, all'assistenza sanitaria, all'istruzione. Tanto che li si mette dentro a Centri che per gli italiani non esistono, per identificarli, si dice. Tanto che quando ce li ritroviamo davanti in una veste nella quale non siamo abituati a vederli: medico, ricercatrice, artigiano, chef, diciamo tra noi: “Ah, però: cazzo!”. Tanto che illustri editorialisti si domandano se non convenga, a noi italiani, ammettere nel nostro paese solo quelli che ci fanno comodo, in quantità e qualità. Selezionarli insomma. Come si fa con le cose, con gli utensili. Cos'è tutto questo, se non un principio di spersonalizzazione? Non porterà ai campi di concentramento? Probabile (speriamo). Ma è un punto d'inizio.

Allora, oltre a tenere vivo il ricordo dei milioni di morti per mano dei nazisti, la Giornata della Memoria può servire a questo, per noi, oggi: evitare che ci si incammini in quel percorso che porta all'abisso. Possiamo farlo solo noi. Ricordando, e facendolo ricordare, che davanti a noi -possiamo chiamarle immigrati, clandestini, manodopoera, zingari e come altro la testa di qualche genio ci indicherà - ci sono sempre persone per le quali devono valere gli stessi identici diritti di tutti. Perché non sono un po' meno di noi, anche se noi, per la clamorosa botta di culo di essere nati dalla parte fortunata del mondo, abbiamo per ora il coltello dalla parte del manico.

giovedì 16 gennaio 2014

I nuovi referendum di Grillo e Casaleggio

Dopo il referendum sul reato di clandestinità, Grillo e Casaleggio porranno altri quesiti ai dodici grillini e ai circa 1.500 tra smartphone, tablet e pc aventi diritto di voto attraverso la piattaforma informatica del Caro Leader. Eccoli:

1) Siete favorevoli ad estendere ai filippini il diritto di svolgere altri lavori oltre quello di collaboratori domestici?

2) In caso di incidente d'auto tra un italiano e un extracomunitario, se la responsabilità è del primo, il secondo può vantare il diritto di essere risarcito?

3) Al fine di limitare l'affollamento delle carceri, siete favorevoli ai soli arresti domiciliari per chi contrae matrimoni misti?

4) Che ne direste di installare sopra al cancello d'entrata del Cie di Lampedusa la scritta "Il lavoro rende liberi?"

5) Ritenete giusto che persone non italiane occupino posti a sedere sugli autobus?

6) Siete favorevoli all'introduzione della maggiorazione della pena prevista dal codice penale in misura percentuale variabile a seconda del paese di provenienza di chi commette il reato?

7) Siete favorevoli all'introduzione di un registro dei mendicanti stranieri in modo da poter assoggettare chi svolge quella professione al pagamento dell'Irpef?

8) In coscienza, Martin Luther King, non se la andò un po' a cercare?

9) Siete favorevoli alla riapertura delle indagini sulla morte di Abele per fare luce sulla eventuale presenza di extracomunitari nel luogo del delitto?

10) Salvini non è poi tanto male, no?

giovedì 9 gennaio 2014

L'oroscopo del 2014

Con Giove infoiato sulla rotta di Venere il 2014 si annuncia denso di novità per l'Italia. Ecco cosa succederà mese per mese secondo gli astri (sempre che gli astri non si rompano le palle dell'Italia prima che arrivi dicembre).

Gennaio. I partiti trovano l'intesa sulla legge elettorale. Il risultato è frutto di un compromesso: il sistema sarà a doppio turno come vuole il Pd («così se sbaglieremo al primo potremo almeno rimediare nel secondo», è la linea ufficiale del partito). Nel caso dovesse finire in parità, secondo una condizione imposta dalla Lega, i due candidati leader se la vedranno in una sfida a chi mangia più cassoeula. Sel ottiene di inserire nella legge un articolo secondo cui la scheda elettorale potrà essere composta da più fogli in modo da contenere, se del caso, un discorso di Vendola con la traduzione a margine in italiano corrente. Sulle schede infine, comparirà la scritta "Berlusconi è proprio un bell'uomo", senza la quale non sarebbe arrivato il sì di Forza Italia.

Febbraio. Matteo Renzi ospite al festival di Sanremo duetta con Albano in "Felicità" cantando in falsetto e vestendosi come Romina Power. «Non sarò mai un grigio burocrate, e poi occorre essere positivi», commenterà poi il leader del Pd intervistato da Fabio Fazio che gli chiede il motivo della scelta della canzone. Il sindaco di Firenze lamenta poi la mancanza di Pupo e Marco Carta tra i big in lizza. Infine, in sala stampa dichiara che il suo gruppo preferito sono i Led Zeppelin. Ai giornalisti che gli fanno notare che Albano, Pupo e Marco Carta non c'entrano una mazza con i Led Zeppelin, Renzi risponde: «Lo so, ma se si vuol vincere occorre prendere i voti sia di qua che di là».

Marzo. Sensazionale scoperta a Freghemì, piccolo centro della pedemontana lombarda, dove vengono rinvenuti i resti di quello che secondo la comunità scientifica è con ogni probabilità l'Homo Salvinus. Vissuto nel Paleolitico inferiore, prima dell'uomo di Neanderthal, il Salvinus è riconoscibile per l'inconfondibile apertura della mascella che testimonia come questo ominide sia potuto sopravvivere per migliaia di anni cibandosi di immigrati che arrivavano in perlustrazione nelle zone abitate dalle sue tribù.

Aprile. Approvato un emendamento in sede di conversione in legge del decreto che elimina il finanziamento pubblico ai partiti: le formazioni politiche potranno inserire fino a un massimo di dieci spot pubblicitari durante i comizi dei loro esponenti.

Maggio. Beppe Grillo si presenta al seggio per votare alle elezioni europee con un tablet di ultima generazione in mano e chiede due schede, una per sé e una per l'apparecchio. Al diniego del presidente di seggio, che gli intima anzi di lasciare il tablet fuori dalla cabina, il leader dei Cinque Stelle annuncia un esposto alla magistratura e dal suo blog rilancia: «I morti in carne e ossa si oppongono alla democrazia elettronica, un bit li seppellirà».

Giugno. Arrestato Silvio Berlusconi. Fatale per il leader di Forza Italia la denuncia di un vecchio compagno di scuola delle elementari, Efisio Memore: «Durante la ricreazione vinceva a chi le lanciava più lontano utilizzando una figurina truccata». Rinchiuso a San Vittore, Berlusconi avvia le trattative col ministero della Giustizia e nel giro di una settimana compra l'intero carcere per trasformarlo in resort per cene eleganti.

Luglio. La notizia della scoperta di Freghemì fa il giro del mondo, boom di turisti stranieri nei paesini della pedemontana lombarda. «E poi qui ci sono gli ultimi esempi viventi di leghisti», commenta entusiasta una famiglia belga intervistata da Radio Solo Noi.

Agosto. Ignoti si introducono in casa Sallusti-Santanchè e rubano l'unico neurone che vi era custodito. I capigruppo di Forza Italia alla Camera e al Senato, Brunetta e Gasparri, convocano una conferenza stampa d'urgenza al Billionaire e denunciano: «Operazione di chiara matrice politica». In serata il neurone viene rispedito in busta chiusa con una lettera che l'accompagna: «I ricettatori a cui di solito rivendiamo la roba c'hanno detto che questo non vale neanche come reperto di modernariato».

Settembre. I Forconi sfilano in corteo a Roma. Per esprimere la sua contrarietà alla protesta un residente, Giustino Unico, espone dal suo balcone la gigantografia di una regolare fattura. Alla vista, alcuni manifestanti sono costretti a ricorrere alle cure del 118. Uno dei leader dei Forconi, in preda all'indignazione, dopo decenni che non ci riusciva, trova il modo di esprimersi in un corretto italiano: «Non si è mai vista una provocazione del genere».

Ottobre. Edito da "A volte ritornano", viene pubblicato: "Le dieci mosse per portare l'Italia fuori dalla crisi", di Mario Monti. Subito dopo la pubblicazione scoppia una polemica tra l'autore e l'editore che finirà nelle aule di giustizia: Monti era convinto di aver scritto un saggio, mentre il libro esce nella collana di fantascienza "Mondi paralleli".

Novembre. Il governo presenta il piano delle alienazioni per far entrare liquidità nelle casse dello Stato. Tra i beni in vendita c'è anche il Colosseo: «È un'operazione dal valore doppio - spiega il presidente del Consiglio - da un lato incassiamo denaro fresco, dall'altro ci liberiamo di un vecchio rudere che ci costa un patrimonio in manutenzione». Tra i potenziali acquirenti una cordata di imprenditori capitanata da un rampollo della borghesia romana, Lupo Maria Conducator, che manifesta l'intenzione di riportare l'anfiteatro agli antichi fasti. Pronta anche una società di gestione delle risorse umane che selezionerà i disoccupati volontari che affronteranno i leoni in combattimento.

Dicembre. Nota di Palazzo Chigi sull'andamento dell'economia degli ultimi quattro trimestri: «Il potere d'acquisto si è ridotto del dieci per cento in questi ultimi dodici mesi. Ma considerando che la stessa cosa era avvenuta l'anno scorso, la perdita è molto inferiore rispetto a quella del 2013, poiché la percentuale va calcolata su una cifra minore».